Vivo in una casetta provvisoria dal 2016 e ho quarantanove anni e la mia figlia più piccola non ha mai visto la nostra casa in piedi.
Il terremoto è stato nell'agosto del 2016. La nostra casa è in classe E — inagibile, da demolire e ricostruire.
Siamo entrati nella soluzione abitativa d'emergenza nel marzo del 2017, dopo sette mesi fra albergo e casa di mia cognata. È un modulo di quaranta metri quadri: due camere, un bagno, cucina-soggiorno. In quattro.
Nove anni.
Mia figlia grande aveva undici anni nel 2016 e oggi ne ha venti e studia fuori. La piccola è nata nel 2018. Lei è sempre vissuta qui.
Lo dico senza enfasi: la casetta è fatta decentemente. Non piove dentro. L'estate è calda e l'inverno è freddo e si sente il vicino, ma funziona.
Il problema non è la casetta.
Il problema è la pratica.
Il nostro progetto di ricostruzione è stato presentato nel 2019. È stato integrato nel 2020, nel 2021 e nel 2022 su richiesta dell'ufficio. C'è stato un cambio di normativa in mezzo. C'è stato un problema di frazionamento con un'altra proprietà — mio zio ha un terzo della casa, mio zio ha ottantasette anni e vive in Belgio dal 1971 e trovare una sua firma ha richiesto quattordici mesi.
Nel 2023 il progetto è stato approvato. Nel 2024 l'impresa che avevamo trovato ha rinunciato perché nel frattempo i prezzi erano saliti del trenta per cento e il contributo era stato calcolato su parametri del 2019.
Oggi siamo in attesa di una rideterminazione.
E questo è quello che voglio scrivere, perché le telecamere sono arrivate per l'anniversario a agosto e hanno fatto una cosa sulle "ferite ancora aperte", e poi se ne sono andate:
Io non sono più arrabbiato. È questo il punto. Nel 2017 ero furioso, nel 2019 andavo alle assemblee, nel 2020 avevo fatto un gruppo con altre dodici famiglie.
Nel 2025 io ho smesso. Non vado alle riunioni. Non firmo i documenti del comitato. Quando qualcuno mi chiede della pratica, dico "siamo in attesa" e cambio discorso.
Nove anni di attesa non producono rabbia. Producono una specie di piega nel carattere. Io ho organizzato la mia vita intorno a una provvisorietà e ora sono una persona che non compra mobili.
Mia moglie ha detto a luglio una cosa che mi è rimasta: "Se arriva, non so se voglio tornare."
E credo che abbia ragione. E credo che l'unica cosa che mi fa ancora male sia mia figlia di sette anni, che quando disegna la casa disegna la casetta, con le finestre nei punti giusti.
C'è altra gente del cratere qui? Qualcuno è rientrato? Com'è stato tornare dopo tanti anni? E se avete smesso di combattere come me, siete riusciti a ricominciare?
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